Spartito colorato

Spartito colorato

sabato 16 febbraio 2013

Il pensiero a due direzioni

A volte si dice qualcosa per affermare, per lasciare un segno che continua. A volte si dice qualcosa per mettersi al livello dell'interlocutore per trovare una base comune, per unire l'intenzione. Il politico per esempio potrebbe dire qualcosa che lascia una traccia, che è nuova, che agisce. Oppure potrebbe dire qualcosa per fare associare alle sue parole tutti quelli che sono d'accordo, per raccoglierli. Quest'ultimo modo di parlare è più interessante. Mi viene in mente l'Aikido (arte marziale) come esempio di unire l'intenzione, ma anche il Buddismo. Ecco un altro esempio. Potrei essere cristiano per diffondere i suoi dogmi o il suo credo. Ma potrei essere cristiano per lavorare dall'interno, onestamente, verso un'aperture della chiesa. E' molto difficile distinguere i due modi. Ma è molto facile crearsi un pregiudizio del tipo sei cristiano e quindi sei bigotto. Oppure sei un politico, uno che vuole comandare e che fa i propri interessi. Io quando parlo cerco quasi sempre l'unione con l'interlocutore, l'unione dell'intenzione e mi associo a dei simboli o a dei credi non per un motivo ma per l'altro. Non tutti fanno così. Ma a volte è perfino utile vedere come se tutti lo facessero. 
Il pensiero è quasi sempre orientato verso la sua crescita, verso la sua continuità. L'idea è di andare con il pensiero al contrario. Non si tratta di andare indietro nel tempo anche se l'immagine è evocativa. Si tratta semplicemente di distinguere un verso dall'altro. Il pensiero pianifica per uno scopo nel futuro, va da un punto all'altro. Eppure è possibile andare nell'altro verso. Cioè di usare gli stessi simboli del linguaggio non per costruire una freccia che va in una direzione ma per costruire un campo con diverse possibilità di percorrenza. E' possibile ridurre le divergenze nella società, è possibile migliorare il dialogo. E' possibile unificare le religioni del mondo. Sto parlando di una cosa che ho chiara in mente ma che è sottile da spiegare. Si tratta di un'idea rivoluzionaria, ma dal sapore antico. Si tratta di un'idea che vuole espandersi.
 


lunedì 7 gennaio 2013

Come relazionarsi al male nel mondo


Prendiamo per esempio una persona che finanzia guerre. Una persona di quel tipo normalmente o non crede nel bene, o ha una visione altamente distorta, o ha una visione corretta ma non riesce a fare di meglio di quello che già fa. In ogniuno di questi casi dovrebbe esistere una regola che gli impedisca di provocare delle guerre. Magari l'ONU tramite pressioni. Dal punto di vista soggettivo invece attaccare verbalmente o fisicamente tale persona non farebbe altro che farla chiudere nel suo errore e riproporlo in varie versioni. In sostanza è normale che anche un guerrafondaio voglia vivere e che voglia anche difendere quello che pensa soprattutto se si sente attaccato. 
Si tratta di un tentativo di comprendere la radice del male. Bisogna lasciare spazio a nuove opzioni che non abbiamo considerato e ad opzioni che non sono direttamente comunicabili. Riflettere un pochino. Facciamolo. Il male non va combattuto e sconfitto ma va guarito. L'azione dovrebbe avere a che vedere con il valutare chi è nell'errore come una persona tra gli ultimi che vada eventualmente aiutata. L'azione ha anche una parte alchemica, non ponderabile, un click. Insomma eventualmente una conversione. Nella piramide sociale attuale molti potenti sono situati nell'errore.  Quello che occorre è un cambiamento di ottica di un certo numero di persone che inizino a vedere molti industriali, potenti e capi come dei poveracci. Eventualmente a porre un argine. Lasciando loro una via di uscita.






domenica 25 novembre 2012

Liberazione collettiva


E' qualcosa di più di un esperimento. Si tratta di un progetto pilota. Per primi quelli che ne hanno più bisogno, ma che vogliono accettarlo. Poi si allargherà. Per liberazione si intende quello che la volontà farebbe in assenza di condizionamenti. Esiste una azione che gli esseri umani vogliono fare. A volte non sappiamo quale è e siamo alla ricerca, oppure ci perdiamo in questioni superficiali o egoistiche. Ma se approfondiamo si vede che la felicità propria e altrui deve andare insieme. Ma tutto ciò non basta. La liberazione collettiva non è solo comprensione ma è un'azione. E per innescarla serve una scintilla. Serve fiducia.  




giovedì 15 novembre 2012

Il senso di servire il prossimo

Un giorno di qualche anno fa mi è balzata alla mente questa verità: hanno un maggiore significato sociale coloro che servono rispetto a coloro che agiscono per i propri interessi. In realtà esiste anche la via di mezzo e cioè di agire secondo le proprie necessità e i propri piaceri senza cadere in eccessi di egoismo. Comunque ho maturato in me la necessità di servire in particolare le religioni esistenti. Non si tratta di un nuovo credo ma di una mediazione tra i credi esistenti. Ciò con tutte le contraddizioni che porta con sè nel senso che molte religioni sono incompatibili tra loro almeno nella forma più ortodossa. Il punto di incontro va semmai ricercato non nel centro delle rispettive religioni ma nelle culture che le forniscono da corollario. Questo articolo ha lo scopo di lanciare un appello a chi legge. Tutte le difficoltà che ho incontrato potrebbero essere superate se venisse capito il mio ruolo all'interno del sistema. Per ora non ho un ruolo. Non so chi potrebbe supportare questa mia "vocazione". Forse delle persone normali, sensibili. Grazie per aver letto. 

mercoledì 7 novembre 2012

L'evaporazione del Karma


Per karma intendo in particolare il fatto che quando ci viene fatto del bene o del male tendiamo, volendo o meno, a ritornarlo. Il concetto è più o meno lo stesso di "occhio per occhio e dente per dente". Così si creano delle faide, dei cicli di portata storica, guerre e fantasmi che ritornano. Eppure in tutto ciò non è vero che il bagaglio che ci portiamo dietro è immutabile. Esiste, e questo non è affatto scontato, una lieve evaporazione del karma che fa si che il bagaglio che abbiamo lentamente si estingua. Non è piccola cosa. Perchè evapori occorre che non ci concentriamo sempre sui problemi e su quanto di negativo è successo e ci si apra al nuovo; occorre pensare ad altro e l'evaporazione agirà quasi automaticamente.  

martedì 23 ottobre 2012

I Trolls e le zone di confine

I Trolls sono visti come creature che fanno dei dispetti e che creano problemi. Tuttavia a mio avviso hanno una funzione all'interno di un sistema più ampio. Innanzitutto vorrei chiarire che non intendo supportarli nel senso di farli crescere o che sono dalla loro parte. Intendendo queste creature a livello simbolico e mentale, penso che facciano parte di un "ecosistema culturale". Un po' come le cozze che trasformano l'inquinamento in sostanza nutritiva. Nello stesso senso un Troll è una creatura che può vivere in condizioni limite e che può ricavarne sostentamento dove altrimenti vita non ci sarebbe. Non si tratta di farci inquinare da questi troll... Si tratta piuttosto di sapere che hanno un loro ruolo e un loro spazio. Non vanno combattuti. Chi è perfezionista e amante del "bello" non sarà attratto da questi esseri. Tuttavia per chi si trova in situazioni estremamente negative o molto inquinate in senso metaforico, cioè in situazioni in cui si rischia il "nulla!", questi Troll saranno dei salvagente, sia che ci si creda veramente, sia che li si consideri oggetti dell'immaginazione. 





sabato 13 ottobre 2012

Erasmo da Rotterdam

(Tratto da Wikipedia)
Erasmo da Rotterdam, pseudonimo:Desiderius Erasmus Roterodamus(Rotterdam1466/1469 – Basilea12 luglio 1536), è stato un teologo,umanista e filosofo olandese.
Firmò i suoi scritti con lo pseudonimo di Desiderius Erasmus. La sua opera più conosciuta è Elogio della follia. È considerato il maggiore esponente del movimento dell'Umanesimo cristiano.